Sono passate quasi due settimane dalla elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. In questo periodo in molti paesi europei ci si e’ interrogati sulla esistenza o meno di un ‘Obama’ locale. Questo interrogativo ha rivestito una particolare importanza anche in Italia, a causa della eta’ media elevata della nostra classe politica e del suo modesto ricambio generazionale.
A mio parere, al momento non vi sono le condizioni necessarie per avere un Obama italiano. Mettiamo da parte per un momento il tema della razza, che pure e’ stato centrale nella campagna elettorale americana. Cio’ che ha caratterizzato la campagna di Obama e’ stato l’utilizzo delle nuove tecnologie e la partecipazione giovanile.
In Italia negli ultimi anni sono sorti decine e decine di blog che parlano di politica, e sicuramente le forze politiche del centro-sinistra hanno utilizzato la rete in maniera piu’ aperta e partecipativa rispetto a quelle del centro-destra. Allo stesso modo, vi e’ stato un incremento della partecipazione giovanile, sia nell’area della sinistra piu’ radicale, che in quella moderata e riformista. In particolare, la nascita del PD e la campagna elettorale del 2008 avevano offerto a molti l’illusione che il PD potesse realmente portare un’aria nuova nella politica Italiana.
Purtroppo, i risultati delle elezioni del 2008 e gli indici di gradimento del governo Berlusconi nei mesi successivi hanno mostrato come in realta’, a livello assoluto, la partecipazione entusiasta alla campagna di Veltroni abbia avuto un impatto modesto sui voti reali. A mio parere, cio’ e’ dovuto principalmente a due caratteristiche dell’Italia attuale: la sua composizione demografica e il grado di utilizzo delle nuove tecnologie.
Infatti, l’eta’ media piu’ alta della popolazione italiana rispetto a quella statunitense e la diffusione e l’utilizzo molto minore della rete internet (nonostante i recenti incrementi, siamo ancora agli ultimi posti nell’Unione Europea, in particolare se si guarda solo alle connessioni veloci) fanno si’ che una campagna come quella di Obama nel nostro paese avrebbe effetti molto piu’ limitati di quanto successo negli States. Inoltre, riprendendo il tema della razza, se realisticamente e’ impensabile avere in breve termine un canditato premier di colore o comunque di un’altra etnia, l’Italia e’ indietro rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea anche per quanto riguarda la presenza di esponenti delle minoranze eniche nelle istituzioni locali e la partecipazione elettorale degli stessi. Cio’ ovviamente deriva dal fatto che il nostro paese solo recentemente e’ diventato terra di immigrazione, e non piu’ (solo) di emigrazione.
Per questi motivi, la mia conclusione e’ che nel breve termine non ci siano i presupposti per avere un ‘Obama’ italiano, inteso come un/a candidato/a giovane che emerga al di sopra delle correnti e delle beghe di partito. Allo stesso tempo, la sconfitta del 2008 e la larga maggioranza di cui dispone il PdL offrono alle forze del centro-sinistra una grande opportunita’: ci sono quattro anni e mezzo di tempo prima delle prossime elezioni politiche, e tutto lascia prevedere che in questi quattro anni e mezzo l’utilizzo di internet e delle nuove forme di comunicazione crescera’ esponenzialmente.
Inoltre, anche la dinamica dell’immigrazione fara’ si’ che aumentera’ il numero di coloro’ – immigrati di seconda generazione o di prima generazione da molti anni in Italia – che avranno il diritto di voto, e presumibilmente lo eserciteranno in maggioranza a favore del centro-sinistra. Infine, l’elemento di novita’, che nel caso della candidatura di Obama e’ stato quello della razza, in Italia potrebbe essere il genere: il fatto che il nostro paese non abbia ancora avuto un premier o un presidente donna rappresenta bene la distanza tra il palazzo ed il paese reale, e una candidatura femminile sarebbe a mio parere necessaria, e al tempo stesso innovativa, e potenzialemnte dirompente.
Il PD e le altre forze di centro-sinistra dovranno quindi sapere cogliere questi trend, eleborare un progetto di comunicazione che possa raggiungere una quota piu’ ampia dell’elettorato italiano, ed organizzare il partito di conseguenza, dando sempre piu’ spazio ai giovani e alle donne interessati alla politica e gia’ impegnati in politica, senza lasciarsi andare a candidature-spot, che andrebbero invece evitate.
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