Giusco’s corner

Entries from November 2008

November 27

November 28, 2008 · Leave a Comment

A cloudy afternoon in an autumn day
the english countryside out of the window,
thai music, bamboo and curry:
Mumbai is far, yet so close…

An Italian guy is getting older,
there are no ideograms around,
friends think of him from abroad:
anothery year looking for his route…

Categories: Feelings & emotions

‘Change’: ma in Italia il cambiamento e’ possibile?

November 16, 2008 · Leave a Comment

Questo post e’ il proseguimento di quanto ho scritto in precedenza sulla possibilita’ di avere un/a Obama italiano/a. Ieri mi sono soffermato sull’eta’ media elevata della popolazione italiana e sul ritardo nel’uso di internet rispetto ad altri paesi cosiddetti ‘avanzati’. Oggi invece parlero’ del tema del cambiamento.

Change e’ stata la parola d’ordine della campagna elettorale di Obama, voglia di cambiamento dopo 8 anni di presidenza Bush, dopo 2 guerre, la crisi dell’economia americana e il calo ai minimi storici dell’immagine degli USA nel mondo. Change e’ stata la parola d’ordine, rappresentata fisicamente dal candidato giovane, innovativo e fuori dall’establishment, e la maggioranza degli americani ha deciso di ‘rischiare’ e di scegliere per il cambiamento. In fondo, gli USA sono il paese che ha sempre enfatizzato la filosofia del rischio, della scommessa, dell’innovazione, per raggiungere il successo.

Volgendo lo sguardo verso l’Italia, viene da chiedersi se da noi ci sia realmente la volonta’ di cambiare le cose, lo status quo. Ci lamentiamo per lo stato attuale del nostro Paese, critichiamo la ‘casta’ politica, gli imprenditori che non rischiano e si adagiano sulle rendite o sulle concessioni statali, i sindacati che si arroccano a difendere privilegi particolari senza guardare all’interesse collettivo del Paese, ecc. Ma quando i cambiamenti ci vengono a interessare direttamente, sia una qualunque riforma di destra o di sinistra, si tratti della scuola, della costruzione di un termovalorizzatore, siano le pensioni o la liberalizzazione delle professioni, subito dimentichiamo l’interesse generale e saliamo sulle barricate per difendere il particulare.

Ovviamente generalizzare sarebbe sbagliato: ci sono stati e ci sono numerosi esempi di nostri concittadini che hanno fatto e fanno tanto per l’Italia, anche a scapito del loro tornaconto. Ma questo non basta per fare si’ che la maggioranza degli italiani sia favorevole a quell’ondata di riforme, a quel cambiamento, che sono necessari e sempre piu’ urgenti per bloccare il declino del nostro paese.

Non si puo’ riformare l’italia dall’alto, a colpi di decreti legge e di provvedimenti d’urgenza: obiettivi di cosi’ grande portata possono essere raggiunti solo se c’e’ consenso, solo se i cittadini capiscono la mission e la condividono. Obama ha vinto perche’ change e’ diventato una missione e non solo una parola d’ordine, a suo tempo il primo governo Prodi centro’ l’ingresso nell’Euro perche’ seppe comunicare agli Italiani l’importanza di tale obiettivo e gli Italiani si impegnarono per raggiungertlo.

Le elezioni del 2008 hanno mostrato che il vecchio adagio “chi lascia la via vecchia per la nuova…” e’ ancora attuale, e che al momento l’obiettivo principale della maggioranza degli Italiani e’ mantenere lo status quo, rimanere chiusi e protetti dalle sfide di questo nuovo millennio: la competizione globale, la multietnicita’ delle nuove societa’ ecc.

Per questo, e’ necessario trovare una nuova mission, spiegarne agli Italiani l’importanza e convincerli che senza alcuni cambiamenti il nostro Paese proseguira’ sulla strada del declino e cio’ inevitabilmente influira’ non solo sul benessere collettivo ma anche su quello individuale. Solo cosi’ il riformismo cessera’ di essere solo una parola bella e abusata, e diverra’ la base di politiche concrete, solo cosi’ un/a Obama italiano/a potra’ vincere la sua sfida.

Categories: Politics & Societies

Una ‘Obama’ italiana?

November 15, 2008 · Leave a Comment

Sono passate quasi due settimane dalla elezione di Barack Obama alla presidenza degli Stati Uniti. In questo periodo in molti paesi europei ci si e’ interrogati sulla esistenza o meno di un ‘Obama’ locale. Questo interrogativo ha rivestito una particolare importanza anche in Italia, a causa della eta’ media elevata della nostra classe politica e del suo modesto ricambio generazionale.

A mio parere, al momento non vi sono le condizioni necessarie per avere un Obama italiano. Mettiamo da parte per un momento il tema della razza, che pure e’ stato centrale nella campagna elettorale americana. Cio’ che ha caratterizzato la campagna di Obama e’ stato l’utilizzo delle nuove tecnologie e la partecipazione giovanile.

In Italia negli ultimi anni sono sorti decine e decine di blog che parlano di politica, e sicuramente le forze politiche del centro-sinistra hanno utilizzato la rete in maniera piu’ aperta e partecipativa rispetto a quelle del centro-destra. Allo stesso modo, vi e’ stato un incremento della partecipazione giovanile, sia nell’area della sinistra piu’ radicale, che in quella moderata e riformista. In particolare, la nascita del PD e la campagna elettorale del 2008 avevano offerto a molti l’illusione che il PD potesse realmente portare un’aria nuova nella politica Italiana.

Purtroppo, i risultati delle elezioni del 2008 e gli indici di gradimento del governo Berlusconi nei mesi successivi hanno mostrato come in realta’, a livello assoluto, la partecipazione entusiasta alla campagna di Veltroni abbia avuto un impatto modesto sui voti reali. A mio parere, cio’ e’ dovuto principalmente a due caratteristiche dell’Italia attuale: la sua composizione demografica e il grado di utilizzo delle nuove tecnologie.

Infatti, l’eta’ media piu’ alta della popolazione italiana rispetto a quella statunitense e la diffusione e l’utilizzo molto minore della rete internet (nonostante i recenti incrementi, siamo ancora agli ultimi posti nell’Unione Europea, in particolare se si guarda solo alle connessioni veloci) fanno si’ che una campagna come quella di Obama nel nostro paese avrebbe effetti molto piu’ limitati di quanto successo negli States. Inoltre, riprendendo il tema della razza, se realisticamente e’ impensabile avere in breve termine un canditato premier di colore o comunque di un’altra etnia, l’Italia e’ indietro rispetto ad altri paesi dell’Unione Europea anche per quanto riguarda la presenza di esponenti delle minoranze eniche nelle istituzioni locali e la partecipazione elettorale degli stessi. Cio’ ovviamente deriva dal fatto che il nostro paese solo recentemente e’ diventato terra di immigrazione, e non piu’ (solo) di emigrazione.

Per questi motivi, la mia conclusione e’ che nel breve termine non ci siano i presupposti per avere un ‘Obama’ italiano, inteso come un/a candidato/a giovane che emerga al di sopra delle correnti e delle beghe di partito. Allo stesso tempo, la sconfitta del 2008 e la larga maggioranza di cui dispone il PdL offrono alle forze del centro-sinistra una grande opportunita’: ci sono quattro anni e mezzo di tempo prima delle prossime elezioni politiche, e tutto lascia prevedere che in questi quattro anni e mezzo l’utilizzo di internet e delle nuove forme di comunicazione crescera’ esponenzialmente.

Inoltre, anche la dinamica dell’immigrazione fara’ si’ che aumentera’ il numero di coloro’ – immigrati di seconda generazione o di prima generazione da molti anni in Italia – che avranno il diritto di voto, e presumibilmente lo eserciteranno in maggioranza a favore del centro-sinistra. Infine, l’elemento di novita’, che nel caso della candidatura di Obama e’ stato quello della razza, in Italia potrebbe essere il genere: il fatto che il nostro paese non abbia ancora avuto un premier o un presidente donna rappresenta bene la distanza tra il palazzo ed il paese reale, e una candidatura femminile sarebbe a mio parere necessaria, e al tempo stesso innovativa, e potenzialemnte dirompente.

Il PD e le altre forze di centro-sinistra dovranno quindi sapere cogliere questi trend, eleborare un progetto di comunicazione che possa raggiungere una quota piu’ ampia dell’elettorato italiano, ed organizzare il partito di conseguenza, dando sempre piu’ spazio ai giovani e alle donne interessati alla politica e gia’ impegnati in politica, senza lasciarsi andare a candidature-spot, che andrebbero invece evitate.


Categories: Politics & Societies

Lo Statista

November 15, 2008 · Leave a Comment

Il giornalista di Repubblica Massimo Giannini ha scritto un saggio sulla vicenda politica di Berlusconi. La Repubblica ha pubblicato oggi uno stralcio dell’introduzione di questo libro, che sembra molto interessante per capire il fenomeno Berlusconi e l’attuale realta’ socio-politica Italiana. (link)

Categories: Politics & Societies

Sunshine

November 12, 2008 · Leave a Comment

Holding your hand from here to there,
Talking with you as you were here,
Thinking of you, my dear sunshine…

Categories: Feelings & emotions

A song I love…

November 12, 2008 · Leave a Comment

Categories: Feelings & emotions